Incontro internazionale per redattori: la responsabilità dei redattori nel trattare il tema dell’istigazione all’odio

Venuti dalla Bulgaria, dalla Repubblica Ceca, dal Danimarca, dall’Estonia, dalla Grecia, dall’Ungheria, dall’Italia, dalla Lettonia, dalla Lituania, dai Paesi Bassi, dalla Romania e dal Regno Unito, venticinque redattori ed editori della stampa cartacea, online e televisiva si sono incontrati a Cagliari, in Sardegna, dal 24 al 26 ottobre 2013 per condividere i loro approcci, le loro opinioni ed esperienze sull’aumento dell’istigazione all’odio sui media che attraversa l’Europa.

L’istigazione all’odio – articolazione del pregiudizio e precursore della violenza – è apparso sempre più nel discorso politico e nei media, rendendo più che mai vitale la necessità di discuterne tra professionali dei media.

Manipolare le paure della gente e incitare all’odio dei gruppi sociali impopolari fa parte della classica strategia dei movimenti populisti ed estremisti per acquisire visibilità ed appoggi per le loro politiche di divisione e per raccogliere voti, in particolare nei momenti di crisi economica.

Una certa preoccupazione è stata espressa dalle Nazioni Unite, dal Consiglio d’Europa, dall’Unione Europea, dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, dai relatori speciali delle Nazioni Unite e da numerosi esperti indipendenti, da gruppi attivi nel campo dei Diritti dell’Uomo, da accademici, così come da organizzazioni della società civile.

Gli stereotipi spregiativi e la stigmatizzazione delle minoranze sono uno dei motivi di allarme, e più particolarmente quando l’istigazione all’odio viene praticato sotto la copertura della “libertà di espressione”, ancora cruciale di ogni democrazia. Il fatto di avere uno spazio per il dibattito pubblico costituisce una garanzia essenziale di democrazia aperta; la soppressione delle idee sconvolgenti o preoccupanti rappresenta l’antitesi della democrazia aperta, dove lo spazio per il dibattito pubblico è essenziale. Un pluralismo dei media svolge questa funzione, offrendo una diversità di voci e di punti di vista.

Questi argomenti hanno fatto parte delle difficili questioni affrontate durante l’incontro internazionale, tante questioni alle quali i redattori e gli editori devono far fronte quasi ogni giorno con l’aumento dei gruppi di destra in cerca di uno schermo e di pubblicità attraverso i media. I partecipanti hanno discusso dei limiti della libertà di espressione e della loro esperienza nell’affrontare il problema dell’istigazione all’odio e della discriminazione in diversi paesi. Esperti riconosciuti nel campo dei diritti dell’uomo e dei media hanno dato il loro contributo all’incontro. Kristof Domina, Konstantia Samara e Ralph du Long hanno presentato dei casi di studio a proposito dell’aumento dei movimenti estremisti in Grecia, in Ungheria e nei Paesi Bassi. Ugo Maria Tassinari ha fornito una prospettiva storica dalla sua inchiesta sui fascisti italiani. Ogni partecipante ha avuto modo di riflettere e condivisere con gli altri, le sfide del proprio paese.

Come ha fatto notare Ljubisa Vrencev, mentre le sfide e le soluzioni potrebbero variare, i diversi punti di vista sono potenziati dalla scoperta di altri contesti, esperienze e tecniche. Il Danese Poul Anders Pedersen ha approvato il fatto che diversi modelli sono applicati in diversi paesi e che il fenomeno viene affrontato in maniera diversa nei paesi dell’Europa dell’est e del nord. Kristof Domina, dall’Ungheria, ha aggiunto che più il paese è sviluppato, più il ruolo dei media è attivo e significativo.

Dato che uno degli argomenti  al centro dell’incontro è stato il dibattito a proposito del ruolo dei media nell’affrontare l’istigazione all’odio, l’esperto britannico Michael Wine, oggi membro della Commissione Europea contro il Razzismo e l’Intolleranza (ECRI), ha sottolineato che i media sono spesso i promotori del cambiamento, in quanto i giornalisti  hanno la capacità di fare pressioni sui governi e di incidere sulle società. Poiché i professionisti dei media svolgono un ruolo chiave educando il loro pubblico, hanno l’obbligo di formare sé stessi e di sviluppare modelli di buone prassi.

L’importanza dell’esame dei problemi legati alla discriminazione e all’istigazione all’odio nei media, così come un’adeguata formazione per i professionisti dei media è stata appoggiata dal Professore Eric Heinze, il quale ha rifiutato l’idea di bannire l’istigazione all’odio nel suo intero, ma ha enfatizzato la necessità di migliorare l’informazione e la comunicazione sulle minoranze e sui gruppi vulnerabili. Editori e giornalisti devono essere meglio informati a proposito degli argomenti che presentano al pubblico. Spesso i media si affidano involontariamente a termini e stereotipi come se fossero un aiuto alla comunicazione senza conoscere abbastanza i gruppi sociali di cui parlano. Molte persone utilizzano espressioni razziste e discriminatorie senza neanche sapere che possano essere offensive, ha avvertito Heinze. “False immagini sono spesso rafforzate da un cattivo giornalismo, da cattivi media. Che cosa dobbiamo fare allora? Umanizzare il soggetto. Portare le minoranze nei media in modo da renderli partecipi, e non più solo l’argomento di cui si parla. Questo può essere una delle soluzioni più semplici”, ha spiegato.

I suoi punti di vista sono stati appoggiati dal direttore di MediaWise, Mike Jempson, e dal giornalista Shyama Perera, i quali hanno incoraggiato i redattori a condividere le loro esperienze sull’impatto dell’istigazione all’odio, e hanno ampliato il dibattito per includere la communicazione della diversità e sollevare il problema della protezione dei giornalisti che possono far fronte ad ostilità e minacce quando investigano sui gruppi estremisti con particolare riferimento ai gruppi neofascisti.

Il diritto alla libertà di espressione è stato un argomento centrale e comune alle discussioni, così come la domanda essenziale che irrita ogni professionale dei media: le misure introdotte per affrontare l’istigazione all’odio costituiscono una limitazione della libertà di espressione?

Ralph du Long dell’United for Intercultural Action ha sollevato la questione della responsabilità dei media. Non è più importante del compito stesso di informare la società? Questo è un nuovo dibattito, ha spiegato Du Long, e si presenta di nuovo dopo tutti i casi controversi. Ha ricordato: “La stampa danese ha pubblicato dei fumetti su Maometto parecchi anni fa. E’ stato un insulto per i Musulmani ed è in dubbio se sia una questione di libertà di espressione oppure di discriminazione e di insulto”.

Eric Heinze ha suggerito che la società debba essere informata anche se questo implica dare spazio al linguaggio insultante e volgare usato dai gruppi estremisti, ma è imperativo di citarli in maniera specifica. “E’ molto importante riferire quello che gli estremisti stanno dicendo e facendo, ma un punto di vista critico sulla storia e sul contesto di questi gruppi che istigano all’odio e dei gruppi che ne fanno le spese”.

Ralph du Long ha riconosciuto che era inevitabile che il dibattito diventasse assai intenso a volte, data la natura controversa dell’argomento, ma ha ribadito che la cosa che contava di più era il valore della sensibilizzazione sui pericoli dell’istigazione all’odio e l’importanza di incoraggiare il dibattito. Ljubisa Vrencev ha approvato: “La responsabilità dei giornalisti e degli editori sta nel garantire l’equilibrio tra l’istigazione all’odio e la libertà di espressione, e nel non autorizzare la mitologia ad avvelenare la sfera mediatica”.

L’evento dei redattori fa parte del movimento Media4Change. Nisi è l’iniziatore e il coordinatore di questo movimento. Nisi è un’organizzazione che dal 2009 ospita formazioni sul tema dei diritti dell’uomo per giovani giornalisti.
Articolo tratto dal sito di Media4change:
http://www.media4change.co/news/dealing-hate-speech-editors-responsibility/

EUconscritta


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