La strage di Charlies Hebdo chiama il nostro progetto a nuovi obiettivi

Dal 17 al 20 Gennaio ha avuto luogo in Lithuania l’incontro conclusivo del progetto “Address of Human Rights – Journalism” . Questo progetto internazionale, meglio noto come Media4change, è durato 2 anni e ha permesso a partner di  Lithuania, Bulgaria, Italia, Spagna, Lettonia e Regno Unito di lavorare insieme. L’incontro è finito con una conferenza stampa, che ha attratto l’attenzione dei maggiori media lituani e ha portato alcuni cambiamenti tangibili.   “Esattamente al termine della presentazione della ricerca sull’immagine dei gruppi vulnerabili sui media in Lituania, i giornalisti presenti alla conferenza stampa hanno iniziato a mettere in discussione la loro visione consueta e a prendere in considerazione le idee illustrate nella conferenza stampa. Risposte come questo danno speranza per un salto di qualità dell’immagine sui media dei gruppi socialmente vulnerabili”- Ha detto la coordinatrice del progetto e direttore del Istituto Nazionale per l’integrazione sociale (NISI) , Neringa Jurčiukonytė.

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“Dall’11 Settembre al Chalie Hebdo: che potere hanno i media di creare stereotipi? ” – questa conferenza stampa finale ha chiamato i partecipanti a discutere su come i media ritraggono i gruppi socialmente vulberabili , in quale contesto di solito sono al centro delle notizie e come l’opinione pubblica viene influenzata dall’immagine utilizzata e da altri errori dei media che spesso causano ulteriori problemi di integrazioni per gruppi già ai margini della società . Durante la conferenza stampa le informazioni raccolte durante il progetto sono state condivise con i giornalisti dal direttore  del National Institute of Social Integration Neringa Jurčiukonytė,  dal rappresentante del Media Diversity Institute del Regno Unito, Giulia Dessi,  da Ralph du Long di United for Intercultural Action e dal direttore della Centro per l’integrazione dei Rom di Vilnius, Božena Karvelienė.

Sono stati presentati i risultati del monitoraggio dei media lituani che ha mostrato come i Rom e la minoranza di religione mussulmana sono molto spesso ritratti in modo negativo o come dediti al crimine e soggetti appartenenti a questi due gruppi vengono lasciati senza la possibilità di intervenire negli articoli che li riguardano.
“Dopo i fatti di Charlie Hebdo ai mussulmani vengono richieste opinioni sulla situazione che si è venuta a creare e sono frequentemente presenti sui media, ma ho paura che quando la situazione si calmerà i mussulmano verranno dimenticati. Il nostro compito è garantire che le opinioni delle minoranze etniche e religiose vengano rappresentate non solo quando la situazione è grave”- ha detto Ralph du Long, rappresentante di UNITED for Intercultural Action e del Forum Europa-Russia

DSC01127Riassumendo il periodo dal 1 Giugno 2013 al 31 Luglio 2014 possiamo affermare che l’immagine dei Rom è rimasta la stessa sui media lituani – negativa e per lo più legata a contesti e notizie su crimini. Rappresentanti della comunità Rom sono rimasti silenziosi e non sono mai intervenuti.  La parola “zingaro” è stata usata regolarmente. Questo dimostra la mancanza di conoscenza dei giornalisti e che ai membri della comunità non è stata concesso di essere liberi dall’archetipo di essere “zingari”.

“L’immagine dei Mussulmani varia e dipende dalla situazione. Se i mussulmani subiscono discriminazioni, normalmente i giornalisti li supportano, ma se c’è qualcosa in relazione con un crimine come un attacco terroristico, i concetti vengono confusi e un il numero di notizie nelle quali i mussulmani vengono dipinti solo in un modo, di solito negativo, aumenta. IN questo caso i Mussulmani hanno una sola faccia, la faccia del terrorista”- dice Neringa Jurčiukonytė.

Durante la conferenza , una dei rappresentanti dei partner del progetto Giulia Dessi del Media Diversity Institute ha presentato i 5 più comuni errori dei media connessi con i fatti di Charlie Hebdo.  Il primo errore è consentire l’utilizzo di immagini quali l’esecuzione del poliziotto. Trasmettere queste immagini al pubblico comporta prendere in considerazione i diritti della vittima e della sua famiglia. Il secondo errore è quello di non fornire il contesto complessivo e non metterle in relazione con le notizie collegate. Un altro errore riguarda l’interpretazione della satira. I media dovrebbero mitigare il diffondersi di stereotipi negativi e generalizzanti.  Secondo l’esperto dell’MDI Giulia Dessi, il più grave errore dei media nel riportare i fatti di Charlie Hebdo è stato quello di diffondere la paura che tutta l’Europa è in grave pericolo per il terrorismo.  “Normalmente i media rischiano di diffondere l’idea che tutti i mussulmani sono gli stessi, perchè credono nello stesso Dio. Nella realtà ci sono moltissime differenze culturali e religiosi che non sono visibili sui media ha detto Giulia Dessi.

DSC01194L’immagine migliore sui media lituani è quella della comunità ebraica, che è abbastanza attiva sui media del paese e ha il supporto del governo. Questo comporta un immagine generalmente positiva degli appartenenti a questa minoranza.

Durante il progetto “Address of Human Rights – Journalism” i partner del progetto hanno realizzato dei corsi di formazione per giornalisti sulla questione dei gruppi socialmente vulnerabili, promuovendo il dibattito dei giornalisti e redattori di tutta Europa e promuovendo una collaborazione tra giornalisti di vari paesi per il miglioramento della qualità del giornalismo su questi temi. Le buone prassi di questo progetto sono state sintetizzate all’interno di pubblicazioni e prodotti tangibili che includono le metodologie da adottare e che potranno essere utilizzate in futuro.

Il movimento  Media4change non intende fermarsi e intende continuare a supportare i giornalisti in un compito per nulla facile. Anche se il progetto sta per concludersi alla fine di gennaio, i giornalisti, i rappresentanti delle organizzazioni e dei gruppi vulnerabili, i media e gli esperti di diritti umani sono incoraggiati a registrarsi sulla piattaforma di media for change dove nuove sfide li attendono.

 

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